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Musk, Vance & co. vogliono farsi “Stato profondo” | Pierluigi Fagan
Nell’autunno del 2023, Marc Andreessen, venture capitalist di successo strettamente legato alla Silicon Valley e “cacciatore di talenti”, ha pubblicato il cosiddetto “manifesto del tecno-ottimismo”, una sorta di mosaico ideologico piuttosto caotico e confuso ma destinato con ogni probabilità a influenzare le politiche degli Stati Uniti. Andreessen opera infatti per conto di Elon Musk, dominus di Tesla e Space-X nonché uomo più ricco del mondo designato da Donald Trump – di cui ha fortemente sostenuto la campagna elettorale – a guidare assieme all’imprenditore Vivek Ramaswamy l’istituendo Dipartimento per l’Efficienza Governativa. «La nostra società attuale – recita il manifesto – è sottoposta da sei decenni a una campagna di demoralizzazione di massa – contro la tecnologia e contro la vita – sotto etichettature come “rischio esistenziale”, “sostenibilità”, “Obiettivi di sviluppo sostenibile”, “responsabilità sociale”, “capitalismo degli stakeholder”, “principio di precauzione”, “fiducia e sicurezza”, “etica tecnologica”, “gestione del rischio”, “decrescita”, “limiti della crescita”. Questa campagna di demoralizzazione si basa su cattive idee del passato – idee zombie, molte delle quali derivate dal comunismo, disastrose allora come adesso – che si sono rifiutate di morire. Il nostro nemico è la stagnazione. Il nostro nemico è l’anti-merito, l’anti-ambizione, l’anti-impegno, l’anti-realizzazione, l’anti-grandezza. Il nostro nemico è lo statalismo, l’autoritarismo, il collettivismo, la pianificazione centralizzata, il socialismo. Il nostro nemico è la burocrazia, la gerontocrazia, la cieca deferenza verso la tradizione. Il nostro nemico è la corruzione, la cattura dei regolatori, i monopoli, i cartelli. Il nostro nemico sono le istituzioni che in gioventù erano vitali, energiche e ricercatrici della verità, ma che ora sono compromesse, corrose e in rovina, strumentali al blocco del progresso in tentativi sempre più disperati di continuare mantenere intatta la propria rilevanza, di giustificare i finanziamenti in corso nonostante la disfunzione a spirale e l’inettitudine crescente. Il nostro nemico è la torre d’avorio, la visione del mondo dell’esperto saccente e qualificato, che si abbandona a teorie astratte, credenze lussuose, ingegneria sociale, è disconnesso dal mondo reale, delirante, non eletto e irresponsabile, e gioca a fare Dio con la vita di tutti gli altri, completamente isolato dalle conseguenze. Il nostro nemico è il controllo della parola e del pensiero: l’uso sempre più diffuso e visibile di 1984 di George Orwell come manuale di istruzioni». Altrove si legge invece che: «combinando tecnologia e mercati, si ottiene ciò che Nick Land ha definito la macchina del tecno-capitale, il motore della creazione materiale perpetua, della crescita e dell’abbondanza. Riteniamo che la macchina del tecno-capitale dei mercati e dell’innovazione non finisca mai, ma che invece salga a spirale in continuazione. Il vantaggio comparato aumenta la specializzazione e il commercio. I prezzi scendono, liberando potere d’acquisto, creando domanda. I prezzi in calo avvantaggiano coloro che acquistano beni e servizi, vale a dire tutti noi. I desideri e le esigenze umane sono infiniti e gli imprenditori creano continuamente nuovi beni e servizi per soddisfare tali desideri e esigenze, impiegando un numero illimitato di persone e macchine nel processo. Questa spirale ascendente dura da centinaia di anni, nonostante le continue lamentele dei comunisti e dei luddisti […]. La macchina del tecno-capitale fa sì che la selezione naturale lavori per noi nel regno delle idee. Le idee migliori e più produttive vincono, e vengono combinate e generano idee ancora migliori. Quelle idee si materializzano nel mondo reale come beni e servizi tecnologicamente abilitati che non sarebbero mai emersi […]. Crediamo che la macchina del tecno-capitale non sia anti-umana, anzi, potrebbe essere la cosa più pro-umana che ci sia. Ci serve. La macchina del tecno-capitale lavora per noi. Tutte le macchine lavorano per noi». Parliamo di tutto questo assieme a Pierluigi Fagan, ex manager di imprese multinazionali, studioso della complessità e saggista.
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